Il parere di Luciano Ferrara sul “complottismo” contro Licio Gelli

Riportiamo uno stralcio del fondo di Giuliano Ferrara apparso su “Il Foglio” all’indomani dei funerali di Licio Gelli. Poche righe che riassumono la visione di un giornalista libero e senza pregiudizi su decenni di complottismi ai danni del Venerabile.
“Con gusto noi italiani trovammo in Licio Gelli (morto ieri a 96 anni) un passatempo di quelli saporiti, un gancio a cui appendere sempre nuove trame, nuovi sospetti, nuove anticamere della verità, che però non arrivava mai e non è mai arrivata. Di quello che gli si attribuisce, compreso quanto è stato oggetto di condanna dopo una girandola giudiziaria infinita e onniversa, credo che solo un centesimo sia da addebitarsi alla sua vera storia”.

Giuliano_Ferrara_1

Il generale Dalla Chiesa fece regolare domanda di affiliazione alla Loggia P2

La volontà del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa di far parte della Loggia di Licio Gelli è storia. Infatti, quando il 17 marzo 1981 la Guardia di Finanzia scovò gli archivi della P2 contenuti nella cassaforte di Licio Gelli – oltre al nome degli affiliati – scoprì parecchie «domande di iscrizione con firme illustri», tra cui quella del generale (Cfr. De Luca M. – Buongiorno P. Storia di un burattinaio in AA.VV. L’Italia della P2, Mondadori, Milano 1981, p. 60). Da quanto è emerso dalle indagini storiche a riguardo Dalla Chiesa inoltrò questa richiesta tramite il generale Raffaele Giudice e il deputato Francesco Cosentino grazie ai quali «fu “presentato” (avevano sottoscritto il modulo di presentazione per l’inserimento nella loggia») a Gelli» (Pennino G. Il vescovo di Cosa nostra, Sovera, Roma 2006, p. 121).

E’ meno chiara la ragione per cui Dalla Chiesa presentò quella domanda.

Secondo alcune fonti lo fece quasi involontariamente – «anch’io, come altri, sono stato costretto a iscrivermi alla Loggia», avrebbe detto (cit. in Di Giovacchino R. “Il libro nero della Prima Repubblica”, Fazi, Roma 2005, p. 91) -; per altre avrebbe inoltrato la domanda ritenendo la cosa come non grave, anzi: «Io ho fatto la domanda […] per quanto ne sapevo, per le persone che conoscevo, si tratta di uomini per bene, servitori dello Stato..» (cit. in Carpi A.P. “Il Venerabile“, Gribaudo & Zarotti, Torino, 1993, p. 443). Dinnanzi ad una così vasta pluralità di fonti, una cosa appare comunque certa: Dalla Chiesa fece regolare domanda per affiliarsi alla Loggia P2.

dalla-chiesa-620x330

Loggia P2: l’elenco degli iscritti. Da quello a suo tempo divulgato in Parlamento mancano 1650 nomi

Crediamo sia utile ricordare quanti e, soprattutto di quale estrazione, fossero gli aderenti alla P2. Per avere un’idea seppur approssimativa, ricordiamo che il 20 maggio 1981, sotto la pressione dei media e di un gruppo di parlamentari della sinistra, comunicò al Parlamento la lista dei presunti aderenti alla loggia P2. Tra i massoni appartenenti alla Loggia, tra gli altri, tre ministri, un segretario di partito, i vertici dei servizi segreti, militari, imprenditori, parlamentari, banchieri, giornalisti. Ogni nome era preceduto da un numero di fascicolo e da un numero di gruppo; seguiva un “codice”, al quale talvolta seguiva il numero della tessera e un appunto relativo alle quote sociali.

Nella lista c’erano: 52 alti ufficiali dei Carabinieri, 50 dell’esercito, 37 della Guardia della Finanza, 29 della Marina, 11 Questori, 5 Prefetti, 70 imprenditori, (uno era Silvio Berlusconi), 10 presidenti di banca, 3 ministri in carica, 2 ex ministri, il segretario di un partito di governo, 38 deputati, 14 magistrati, sindaci, primari ospedalieri, notai e avvocati.

Gli elenchi della loggia P2 del Venerabile Maestro Gelli, come si può notare, erano impressionanti: politici, imprenditori, giornalisti, alti gradi delle forze armate, tutori dell’ordine pubblico, funzionari dello stato, dirigenti dei servizi segreti, magistrati. E ancora 119 piduisti già insediati ai vertici delle maggiori banche, nel ministero del tesoro, e in quello delle finanze.

Non va dimenticato che secondo la commissione parlamentare d’inchiesta, l’elenco completo degli iscritti alla P2 era all’incirca di 2500 nomi; ne mancano 1650.

 

Gelli_1228484237

 

Il Generale Constantin Savoiu nominato erede spirituale dal Venerabile Licio Gelli

Arezzo, 22 dicembre 2015.

Il generale Constatin Savoiu nominato “erede spirituale” dal venerabile Licio Gelli. E’ lo stesso generale, nella sala conferenze dell’Hotel Piero della Francesca, che annuncia di essere l’erede di Licio Gelli. E precisa: “Erede non di beni materiali, ma di un’eredità spirituale e ideale.

Nel corso della conferenza stampa è il professore Mariano Iodice, Grande Ispettore Generale per l’Italia della Gran Loggia Nazionale di Romania 1880 di cui Savoiu è il Sovrano Gran Maestro, a leggere sia la lettera testamento del Venerabile Licio Gelli, sia uno scritto in cui il generale Savoiu illustra e ricorda la biografia iniziatica e profana di Gelli, ristabilendo in poche pagine una verità indiscussa che fa luce sulle tante ombre gettate negli anni sulla figura del Conte Gelli.

Una figura che dallo scritto del generale Savoiu esce completamente riabilitata in ogni suo aspetto con il grande valore massonico, civile e storico che Licio Gelli ha rappresentato. Si legge, tra l’altro, nella lettera testamento: ”Ritengo che tu sia l’unico massone con le qualità adatte per continuare il percorso massonico e di moralizzazione della società intrapresa da me, anni fa”.

Accanto al generale Savoiu al tavolo della Conferenza, oltre al già citato Mariano Iodice, siedono rappresentanti delle massonerie argentina e tedesca. Tra il pubblico presente una ristretta schiera di “fratelli” e “sorelle” molto vicini al generale Savoiu e al professore Iodice. Costoro rappresentano il primo nucleo operativo di quel percorso di “continuità spirituale” di cui si parla nella lettera testamento.

savoiu