Il generale Dalla Chiesa fece regolare domanda di affiliazione alla Loggia P2

La volontà del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa di far parte della Loggia di Licio Gelli è storia. Infatti, quando il 17 marzo 1981 la Guardia di Finanzia scovò gli archivi della P2 contenuti nella cassaforte di Licio Gelli – oltre al nome degli affiliati – scoprì parecchie «domande di iscrizione con firme illustri», tra cui quella del generale (Cfr. De Luca M. – Buongiorno P. Storia di un burattinaio in AA.VV. L’Italia della P2, Mondadori, Milano 1981, p. 60). Da quanto è emerso dalle indagini storiche a riguardo Dalla Chiesa inoltrò questa richiesta tramite il generale Raffaele Giudice e il deputato Francesco Cosentino grazie ai quali «fu “presentato” (avevano sottoscritto il modulo di presentazione per l’inserimento nella loggia») a Gelli» (Pennino G. Il vescovo di Cosa nostra, Sovera, Roma 2006, p. 121).

E’ meno chiara la ragione per cui Dalla Chiesa presentò quella domanda.

Secondo alcune fonti lo fece quasi involontariamente – «anch’io, come altri, sono stato costretto a iscrivermi alla Loggia», avrebbe detto (cit. in Di Giovacchino R. “Il libro nero della Prima Repubblica”, Fazi, Roma 2005, p. 91) -; per altre avrebbe inoltrato la domanda ritenendo la cosa come non grave, anzi: «Io ho fatto la domanda […] per quanto ne sapevo, per le persone che conoscevo, si tratta di uomini per bene, servitori dello Stato..» (cit. in Carpi A.P. “Il Venerabile“, Gribaudo & Zarotti, Torino, 1993, p. 443). Dinnanzi ad una così vasta pluralità di fonti, una cosa appare comunque certa: Dalla Chiesa fece regolare domanda per affiliarsi alla Loggia P2.

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